La Conoscenza Di Cristo Unico Tesoro Lettera Di Paolo Ai .

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La conoscenza di Cristo unico tesoroLettera di Paolo ai F ilippesiItinerario di Lettura Biblica2008guidato da fratel Lucadella comunità monastica SS. TrinitàPragaletto – DemenzaDecanato di Besozzoedizione ebook – aprile 2012

Lettera di Paolo ai FilippesiIndiceLettera di Paolo ai Filippesi . 11 Saluto e ringraziamento. 11.11.21.31.41.51.61.71.81.9Premessa.1La comunità di Filippi .1Una lettera da quale prigionia? .4Il “prescritto” della lettera: mittente, destinatari, saluto .5I destinatari .7Il saluto: grazia e pace.8Il ringraziamento iniziale.8L’intercessione.10Tutto nell’amore di Cristo .122 L’evangelo annunciato in catene. 142.12.22.32.42.52.6Un modello di discernimento .14A vantaggio dell’evangelo .15Catene che non intimoriscono, ma incoraggiano .17Purché sia annunciato Cristo .18Sia che io viva, sia che io muoia.19Per me vivere è Cristo .213 Il mistero di Cristo obbediente all’origine della Chiesa. 243.13.23.33.43.53.63.73.8Un contesto parenetico .24Cittadini degni del vangelo.24In un solo spirito.27Lo stile dell’esortazione .27L’inno cristologico: visione panoramica.28Dalla condizione di Dio alla condizione di schiavo.30Fino alla morte di croce.31La risposta del Padre.324 Il grande tesoro della conoscenza di Cristo . 334.14.24.34.44.54.64.7L’esempio di Timoteo ed Epafrodito.33Un duro avvertimento .34Il problema della circoncisione.36Vantarsi in Cristo .37Tutto io reputo una perdita.38Cristo, vero tesoro .40Conclusione .43

Lettera di Paolo ai Filippesi5 La gioia di Cristo nella testimonianza dei credenti. 435.15.25.35.45.55.65.75.85.95.105.11I «nemici» della Croce di Cristo .43Vigilare sull’idolatria.46Saldi nel Signore .47Evòdia e Sìntiche.48Pensare concordi nel Signore .49Un aiuto concreto .49Rallegratevi nel Signore .50Dalla gioia all’affabilità .51Nella preghiera .51Il discernimento di valori umani .52Un esempio attraverso quattro verbi .526 L’apostolo e la sua comunità - riconoscenza e affetto di Cristo . 536.16.26.36.46.56.66.7L’articolazione del brano.53Il retto «sentire» dei Filippesi .53Un legame liberante .55Un’iniziazione necessaria .58La carità autentica .58Il discernimento di Paolo .59Un gesto dai molti significati .607 Preghiamo . 61

Lettera di Paolo ai Filippesi1 Saluto e ringraziamento(Fil 1,1-11)1.1 PremessaIn questo anno paolino, dedichiamo l’itinerario di lettura biblica a una lettera di Paolo, quella cheindirizza alla comunità di Filippi, che è stata definita, insieme allo scritto a Filemone, «la più lettera» tra quelle da lui scritte1. Questo anche a motivo di un particolare legame di affetto e di comunione che lega l’apostolo ai cristiani di Filippi, che fa sì che da questa lettera emerga anche la riccaumanità di Paolo, come pure una suo più nitido ritratto spirituale. Lo vedremo subito: questo ritratto umano e spirituale dell’apostolo Paolo emerge sin dai versetti iniziali di questo suo scritto,sui quali ci soffermiamo in questo primo incontro.Teniamo anche conto del fatto che si tratta di una lettera. È la prima volta che, nei nostri incontri,affrontiamo una lettera paolina e quindi ci imbattiamo in un nuovo e diverso genere letterario rispetto a quelli già incontrati negli anni precedenti. Se la parola di Dio ci interpella sempre, a livellosia personale sia comunitario, ciò diventa in qualche modo più vero per le lettere del Nuovo Testamento, in particolare per quelle di Paolo, le quali, ancor più delle cosiddette lettere cattoliche,2hanno sempre dei destinatari determinati e ben individuati. Questo impone un preciso criterio dilettura: non si possono comprendere le affermazioni di Paolo e interpretarle nella loro verità senon inserendole nel contesto della comunità alla quale vengono indirizzate. Occorre perciò tentaredi ricostruire, per quanto ci è possibile, il volto delle comunità alle quali Paolo si rivolge, la loro situazione concreta, il contesto culturale, sociale, religioso nel quale vivono, i problemi, le difficoltà,le aspirazioni che ne segnano il cammino storico.Non dobbiamo d’altra parte dimenticare che, se la parola di Paolo, o meglio la parola di Dio che sirende presente nella parola dell’apostolo, interpella una comunità storica, continua a interpellareanche il nostro essere chiesa oggi, nella concretezza e nella molteplicità dei volti delle nostre comunità, dei loro problemi, della loro tensione spirituale. Dobbiamo perciò riconoscere che gli scritti della letteratura paolina, al pari degli altri scritti neotestamentari, possiedono una “trasparenza”grazie alla quale, dietro le problematiche della comunità alla quale si rivolge Paolo, nel nostro casola comunità di Filippi, possiamo discernere il trasparire di situazioni che caratterizzano oggi le nostre comunità. Occorre quindi avere uno sguardo per così dire un po’ strabico, ma che in effetti sirivela essere molto più unitario e convergente di quanto non sembri: un primo occhio deve faremolta attenzione alla fisionomia della comunità cui Paolo si rivolge, l’altro occhio non può che posarsi e fare attenzione alla fisionomia della nostra comunità oggi. Anch’io, nella mia lettura, cercherò di tenere presenti questi due aspetti, anche se necessariamente mi dovrò maggiormenteconcentrare sul primo; a voi il compito, sia nel vostro ascolto qui, sia nella ripresa che spero abbiate tempo e voglia di vivere nelle vostre case, di integrare questa visione con uno sguardo che maggiormente si posa sulla realtà che oggi viviamo.1.2 La comunità di FilippiDetto questo, non vorrei indugiare in premesse eccessive. Secondo lo stile dei nostri incontri, cer-1Cfr. R. PENNA, Lettera ai Filippesi. Lettera a Filemone, Città Nuova, Roma ( Nuovo Testamento. Commento esegetico e spirituale),5.2Le «lettere cattoliche» vengono così definite proprio perché si rivolgono a un destinatario più ampio e universale, rappresentatoda un insieme di comunità e di chiese.1

Lettera di Paolo ai Filippesicheremo di far emergere alcuni temi più introduttivi (del tipo: qual è lo scopo della lettera, perchéviene scritta, quali tematiche affronta) dalla lettura diretta dei testi, senza premettere una vera epropria introduzione. Però almeno un paio di premesse è necessario farle. Una prima premessaconcerne la città di Filippi e la comunità cristiana che in essa vive; una seconda sul periodo dellavita di Paolo in cui la lettera viene scritta.Sulla comunità di Filippi e sulla sua fondazione abbiamo una testimonianza preziosa nel capitolo16 degli Atti.6Attraversarono quindi la Frigia e la regione della Galazia, avendo lo Spirito Santo vietatoloro di predicare la parola nella provincia di Asia. 7Raggiunta la Misia, si dirigevano verso laBitinia, ma lo Spirito di Gesù non lo permise loro; 8così, attraversata la Misia, discesero aTroade. 9Durante la notte apparve a Paolo una visione: gli stava davanti un Macedone e losupplicava: "Passa in Macedonia e aiutaci!". 10Dopo che ebbe avuto questa visione, subitocercammo di partire per la Macedonia, ritenendo che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvila parola del Signore. 11Salpati da Troade, facemmo vela verso Samotracia e il giorno dopoverso Neapoli e 12di qui a Filippi, colonia romana e città del primo distretto della Macedonia. Restammo in questa città alcuni giorni; 13il sabato uscimmo fuori della porta lungo ilfiume, dove ritenevamo che si facesse la preghiera, e sedutici rivolgevamo la parola alledonne colà riunite. 14C'era ad ascoltare anche una donna di nome Lidia, commerciante diporpora, della città di Tiàtira, una credente in Dio, e il Signore le aprì il cuore per aderire alleparole di Paolo. 15Dopo esser stata battezzata insieme alla sua famiglia, ci invitò: "Se avetegiudicato ch'io sia fedele al Signore, venite ad abitare nella mia casa". E ci costrinse ad accettare.Luca ci offre qui alcune indicazioni. Filippi è la prima comunità cristiana che Paolo fonda in Macedonia, e quindi in Europa. Scandisce pertanto un passaggio importante nel suo ministero di predicazione missionario dell’Evangelo, che dall’Asia Minore entra in Europa. Luca negli Atti sottolineal’importanza cruciale di questo passaggio mostrando con insistenza l’intervento di Dio: lo SpiritoSanto vieta di predicare la parola nella provincia di Asia; Paolo e i suoi collaboratori vorrebbero dirigersi verso la Bitinia ma lo Spirito non lo permise loro; in seguito Paolo ha la visione di un macedone che lo supplica di passare in Macedonia ed ecco allora la decisione di partire per quella regione, «ritenendo – scrive Luca usando ora la prima persona plurale, dunque è anche lui nel gruppo dei collaboratori di Paolo – che Dio ci aveva chiamati ad annunziarvi la parola del Signore» (v.10).Secondo questo racconto degli Atti, Paolo raggiunge Filippi probabilmente verso l’anno 49/503, incompagnia di Timoteo e di Sila, durante il cosiddetto secondo viaggio missionario. Vi giunge, stando sempre al racconto di Luca, provenendo da Troade, in Asia Minore, dopo essere sbarcato nellavicina città portuale di Neapoli, e percorrendo per circa 15 km la via egnatia, la grande via romanache collegava l’Adriatico con il Bosforo e sulla quale Filippi era appunto situata. Proprio per questomotivo Appiano definisce Filippi come una porta che dall’Europa immette in Asia. Siamo davveroin un punto cruciale di incontro tra mondo europeo e mondo asiatico.Che città era Filippi quando Paolo vi giunge? Era stata fondata nel 356 aC da Filippo II, re di mace-3È possibile questa datazione perché sappiamo, sempre sulla base del racconto degli Atti, che dopo aver lasciato Filippi, Palo si recaprima a Tessalonica (l’odierna Salonicco) e poi a Corinto, dove giunge intorno al 50/51, come testimonia la presenza in Corinto delproconsole romano Gallione, davanti al cui tribunale Paolo è tradotto dai giudei che si oppongono alla sua predicazione.Un’iscrizione trovata a Delfi permette infatti di datare il proconsolato di Gallione, fratello di Seneca, a Corinto nel 51/52 o 52/53.Cfr. At 18,12ss.2

Lettera di Paolo ai Filippesidonia e padre di Alessandro Magno, dal quale prende il nome. Nel 168 la Macedonia viene conquistata da Roma, attraverso l’azione di Emilio Paolo, che divide la Macedonia in quattro distretti. Filippi entra a far parte del primo distretto, di cui capitale era Amfipoli. Su questi aspetti Luca negliAtti non è molto preciso, perché scrive letteralmente che Filippi era la città principale del primo distretto della Macedonia, commettendo così un errore, perché capitale era appunto Amfipoli, ameno di non intendere, come fa la traduzione italiana, che però accomoda un po’ il testo greco,“città del primo distretto della Macedonia”. Comunque sia, all’epoca di Paolo Filippi era con Tessalonica la città più importante della Macedonia.Filippi era anche famosa per la battaglia, decisiva per le sorti dell’impero romano, che vi si erasvolta nel 42 aC e che aveva visto la sconfitta di Bruto e Cassio, uccisori di Giulio Cesare, ad operadi Marco Antonio e Ottaviano, il futuro Augusto. Poco dopo Filippi diviene una colonia romana, evi vengono trasferiti molti veterani dell’esercito romano, che si unirono ai traci, ai macedoni, aigreci che già vi abitavano. Ciò faceva sì che dal punto di vista religioso ci fosse un grande sincretismo, con la compresenza di varie forme religiose, cui ognuno si poteva riferire con grande libertàmescolando anche tra loro credenze e riti. Al culto di divinità romane e greche si mescolavano cosìi culti misterici provenienti dall’Asia Minore, portati soprattutto dai mercanti che percorrevano lagrande via egnatia tra Oriente e Occidente. Al tempo di Paolo era comunque dominante il cultoimperiale del Divus Julius, Divus Augustus, Divus Claudius (imperatore in quegli anni).Scrive don Pierantonio Tremolada: Il clima era quello che si respirava in quel tempo un po’ dappertutto: una sostanziale indifferenza nei confronti delle religioni. Si riteneva che si trattasse di unaquestione che ciascuno poteva e doveva gestirsi privatamente, fondamentalmente tenendo contodelle proprie radici o delle istintive preferenze. Quanto all’esperienza religiosa vera e propria, essaera segnata dalla visione pagana di Dio e della realtà. Era molto alto l’interesse per tutto ciò si riteneva potesse predire o influenzare il futuro: l’astrologia e gli oroscopi erano all’ordine del giorno. Si ricercavano formule magiche con nomi di potenze celesti ritenute efficaci, alle quali ci si affidava ciecamente. Dominava la sensazione di essere sottoposti alla forza oscura del destino.L’occultismo, cioè il gusto morboso per le cose misteriose e accattivanti, e il formalismo, cioèl’osservanza di pratiche religiose senza alcun rapporto con la vita personale, si contendevano ilcampo e contribuivano a rendere la religione ad un tempo eccitante e irrilevante, una realtà considerata con distacco e sufficienza da quanti frequentavano le grandi scuole filosofiche o rivestivano cariche pubbliche. Nelle grandi anime, che fortunatamente non mancano mai nella storiadell’umanità, questa penosa situazione alimentava il desiderio di una religiosità alternativa, desiderio che sembrava destinato a rimanere senza sbocco.È in questo quadro che si inserisce con tutta la sua forza il lieto annuncio di Cristo, cioèl’evangelo, proclamato con una passione travolgente dall’apostolo Paolo.Doveva esserci a Filippi anche una comunità giudaica, alquanto piccola, tanto da non possedereneppure una sinagoga. Gli Atti ci raccontano infatti che la comunità ebraica si riuniva fuori dellemura della città, lungo un corso d’acqua, necessaria per le abluzioni rituali. Infatti è lì che Paolo vaad incontrare la comunità ebraica, secondo il suo consueto stile missionario, per il quale l’evangelova prima annunciato ai fratelli ebrei e solo dopo ai pagani. Qui incontra Lidia, una donna facoltosa,commerciante di porpora, proveniente dalla città di Tiatira, in Asia Minore, che gli mette a disposizione la propria casa, che diviene così il primo luogo di incontro, di preghiera, di celebrazione e dievangelizzazione della nascente comunità.Il racconto degli Atti prosegue narrando anche la persecuzione che colpisce Paolo, probabilmente3

Lettera di Paolo ai Filippesiuna campagna di diffamazione fomentata da Giudei ostili alla sua predicazione evangelica; fattosta che Paolo e i suoi compagni devono abbandonare presto Filippi per dirigersi verso Tessalonica.Anche nella prima lettera ai Tessalonicesi Paolo ricorda l’ostilità e la prova subita a Filippi, scrivendo: «Ma, dopo avere sofferto e subìto oltraggi a Filippi, come sapete, abbiamo avuto nel nostroDio il coraggio di annunziarvi il vangelo di Dio in mezzo a molte lotte» (1Ts 2,2). La prova non scoraggia Paolo e i suoi collaboratori che, lasciata Filippi giungono a Tessalonica dove continuano adannunciare l’Evangelo, anche qui tra molte lotte. Abbandonando Filippi Paolo vi lascia una comunità molto giovane, in un contesto che si presenta ostile, tanto che i cristiani devono affrontare situazioni di prova e

Lettera di Paolo ai Filippesi 1 1 Saluto e ringraziamento (Fil 1,1-11) 1.1 Premessa In questo anno paolino, dedichiamo l’itinerario di lettura biblica a una lettera di Paolo, quella che indirizza alla comunità di Filippi, che è stata definita, insieme allo scritto a Filemone, «la più lette-ra» tra quelle da lui scritte 1. Questo anche a .

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