IL MIRACOLO DELLA SANTITÀ Lectio Divina Della 1ª Lettera .

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IL MIRACOLO DELLA SANTITÀLectio divina della 1ª Lettera ai TessalonicesiIntroduzione1. L’inizio. “Inizio del Nuovo Testamento”: questo potrebbe essere il titolo della Prima lettera di Paoloai Tessalonicesi, dal momento che essa è il primo testo giunto dalla Chiesa primitiva, lo scritto completo piùantico del NT. Siamo nell’anno 50 o 51, dunque 20/21 anni dopo l’ascensione di Gesù. Guardando invece alcontenuto della prima parte della lettera, si potrebbe intitolarla “L’eucaristia [ ringraziamento] di Paolo,Silvano e Timoteo”. Anzi - fatto anomalo – i rendimenti di grazie sono due: 1,2-10 e 2,13-16.2. Gli antefatti. Paolo giunge a Tessalonica nell’anno 50, in compagnia di Silvano e forse di Timoteo(che è poco più che adolescente). Predica per tre sabati nella sinagoga (At 17,1-2), converte alcuni ebrei emolti pagani. Questo successo suscita la gelosia dei giudei, che gli organizzano contro una sommossa (At17,5; 1Tess 2,14-16). Ma i due vengono aiutati a fuggire e partono per Berea. Gli studiosi ritengono chePaolo sia rimasto a Tessalonica non meno di tre settimane e non più di tre mesi.Tessalonica era stata fondata nel 315 a.C. da Cassandro, che le aveva dato il nome della moglie, sorellastra diAlessandro Magno, di cui egli era ufficiale. Al tempo di Paolo la città era capitale della provincia senatoriadella Macedonia (dal 44 d.C.). Dotata di un porto sul Mar Egeo, era situata sulla via Egnazia, che collegavale due parti (orientale e occidentale) dell’impero romano. Dal punto di vista sociologico, accanto a uominid’affari c’erano impiegati amministrativi e soprattutto scaricatori di porto, schiavi ed ex schiavi. Il livelloculturale medio, come quello morale, era molto basso. Sotto il profilo religioso vi erano politeisti, aderentialle religioni misteriche provenienti dall’Egitto e dall’Asia Minore e una comunità giudaica con una propriasinagoga.3. L’occasione. Preoccupato per la sorte della giovane comunità che è stato costretto a lasciare, da Atene- dove si trova - Paolo manda Timoteo a Tessalonica, per avere notizie sullo stato di salute spirituale dellacomunità cristiana. Il resoconto lusinghiero fattogli da Timoteo costituisce l’occasione prossima della stesuradella lettera, che l’apostolo invia durante il viaggio da Atene a Corinto.4. I valori emergenti. Nella Lettera emergono un po’ dappertutto alcuni temi notevoli e piuttosto atipicirispetto alle altre Lettere paoline.a) La collegialità. – Il mittente è una équipe pastorale di tre persone, Paolo Silvano e Timoteo. La letteraquindi dovrebbe portare come titolo “Prima lettera di Paolo, Silvano e Timoteo ai Tessalonicesi”. La cosa èrilevante, se si pensa alla gelosia di Paolo per la propria autorità.I tre appaiono senza titoli: unica eccezione è 2,7 dove son detti apostoli di Cristo. Prevale nettamente laprima persona plurale.Insomma, abbiamo a che fare con un team ben affiatato e univocamente determinato.b) L’individualità. Essa emerge, con il soggetto e la voce verbale in prima singolare, in 2,18 ; 3,5; e in5,27. Tutto fa pensare che a dettare la lettera a nome dei tre sia stato Paolo, consapevole della superioritàdella propria autorità su quella di Silvano e di Timoteo. Tanto più che nelle lettere successive (ad esempio1Cor e 2Cor) Paolo rimarcherà fortemente tale autorità di fronte alle contestazioni mossegli dai destinatari.c) L’amicizia. È espressa con i pronomi personali usati in modo esorbitante: voi si legge 84 volte, noi 47volte; del tutto assente , invece, il pronome tu.d) L’ecclesialità. Appare dal fatto che i destinatari sono denominati “Chiesa”. Il termine condensa in sévari significati: 1. raduno di persone chiamate da luoghi diversi (cfr. Ez 36,24; Rom 9,24): ek kaléo; 2.raduno di persone scelte fra tante: parentela con ek légomai; 3. raduno di persone chiamate/scelte da Dio:ek hypò: ek kaléo / ek légomai. L’ecclesialità emerge anche dal fatto che la lettera è destinata a unalettura assembleare (5,27), da farsi probabilmente durante una celebrazione liturgica, forse eucaristica (cfr.1Cor11), o quanto meno nel corso di un incontro di catechesi.e) La parola di Dio. Siamo di fronte a una concezione sorprendentemente elaborata e profonda dellaparola di Dio (1,5 e 2,13), concezione che non apparirà mai più in tutto il NT così nitida e precisa1

f) Le professioni di fede. Sono due: una (4,14) proviene dall’ambiente giudeo-cristiano, l’altra dallacatechesi sinagogale (1,9-10). Quest’ultima sarà ampliata da Luca nel discorso che Paolo terrà all’areopagodi Atene (At 1,22-31).g) Le virtù “teologali”. Le esortazioni morali sono sintetizzabili in atteggiamenti interiori e comportamenti esteriori di fede – carità – speranza (1,3), in cui consiste la santificazione (4,3) di ogni credente in Cristo.5. La struttura.* Indirizzo e saluto iniziale (1,1).* Prima parte (1,2 - 3,13): i rapporti, in Dio e in Cristo, tra gli evangelizzatori, i tessalonicesi e gli altria) rendimento di grazie a Dio per i tessalonicesi (1,2 - 2,16)b) la missione di Timoteo, il cui esito suscita rendimento di grazie a Dio (2,17 - 3,10)c) augurio conclusivo della prima parte (3,11-13).* Seconda parte (4,1 - 5,24): paraclesi apostolica nel Signore Gesùa) due aspetti fondamentali di vita cristiana: la castità e la carità (4,1-12)b) alcuni aspetti dell’attesa escatologica (4,13 - 5,11)c) direttive per una vita cristiana (5,12-22)d) augurio conclusivo della seconda parte (5,23-24).* Raccomandazioni e saluto finale (5,25-28).6. La parte del leone. Il sostantivo più ricorrente (36 volte) è il nome Theòs ( Dio).UNA COMUNITÀ ESEMPLARE NATA DAL VANGELO(1 Tessalonicesi 1,1-10)[1] Paolo e Silvano e Timòteo alla Chiesa dei Tessalonicesi che è in Dio Padre e nel Signore Gesù Cristo: avoi, grazia e pace.[2] Rendiamo sempre grazie a Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere[3] e tenendo continuamente presenti l’operosità della vostra fede, la fatica della vostra carità e la fermezzadella vostra speranza nel Signore nostro Gesù Cristo, davanti a Dio e Padre nostro.[4] Sappiamo bene, fratelli amati da Dio, che siete stati scelti da lui.[5] Il nostro Vangelo, infatti, non si diffuse fra voi soltanto per mezzo della parola, ma anche con la potenzadello Spirito Santo e con profonda convinzione: ben sapete come ci siamo comportati in mezzo a voi per ilvostro bene.[6] E voi avete seguito il nostro esempio e quello del Signore, avendo accolto la Parola in mezzo a grandiprove, con la gioia dello Spirito Santo,[7] così da diventare modello per tutti i credenti della Macedonia e dell’Acaia.[8] Infatti per mezzo vostro la parola del Signore risuona non soltanto in Macedonia e in Acaia, ma lavostra fede in Dio si è diffusa dappertutto, tanto che non abbiamo bisogno di parlarne.[9] Sono essi infatti a raccontare come noi siamo venuti in mezzo a voi e come vi siete convertiti dagli idolia Dio, per servire il Dio vivo e vero[10] e attendere dai cieli il suo Figlio, che egli ha risuscitato dai morti, Gesù, il quale ci libera dall’ira cheviene.A) LECTIONaturalmente tralasciamo gli aspetti già visti sopra.1. Struttura. I. Indirizzo e saluto (1,1)II. Rendimento di grazie a Dio per i tessalonicesi, in quanto:- uomini di fede, carità e speranza (vv. 2-3)- scelti da Dio per essere evangelizzati (4-5)- che hanno accolto la Parola pur nelle difficoltà (6)- sono diventati modello per tutti (7)2

- sono divenuti, a loro volta, evangelizzatori (8)- si sono convertiti a Dio, lo servono e attendono l’ultima venuta di Gesù (9-10).2. Termini importanti. Chiesa dei Tessalonicesi; rendere grazie; ricordare; fede, carità, speranza;gioia; prove; Spirito santo; risuonare; modello; convertirsi; servire Dio; attendere il Figlio Gesù.3. Analisi.* V. 1. Grande audacia nell’uso delle parole. a) C’è un’assemblea di uomini in Dio, la quale è costituitada pagani. b) In Dio è diverso da presso Dio (At 4,10), ed è anche diverso da davanti a Dio (Dt 4,10): “Dio èil luogo naturale dell’uomo” (Fausti, 26). c) La traduzione esatta è Chiesa di Tessalonicesi (non: deiTessalonicesi), cioè composta unicamente di quegli abitanti della città che sono credenti in Cristo. d) Dio eGesù sono messi sullo stesso piano, a livello di parità. e) Il titolo Signore, prima attribuito al solo Padre(Kyrios, quando è senza articolo, è la traduzione greca abituale di Jhwh), viene ora attribuito a Gesù. Tant’èvero che Paolo, per distinguere le due Persone, è indotto a chiamare Dio Padre: Dio cioè Padre, Signore cioèGesù. Quanto al termine Cristo, qui appare già come secondo nome di Gesù. f) Paolo saluta non le singolepersone, ma una comunità di persone in quanto tale. g) Grazia è la benevolenza gratuita del Padre, donata emanifestata agli uomini da e in Gesù. Ricordiamo che i Greci si salutavano augurandosi la gioia (chàire,chàirete). h) Pace (cfr. Rom 5,1-2) è tutto il bene possibile; gli Ebrei si salutavano augurandosi la pace(shalòm). i) I due termini, uniti insieme, sono un saluto schiettamente liturgico: Rom 1,7; 1Cor 1,3; Filem 3;Gal 1,3; Ef 1,2; Fil 1,2; Col 1,2; 2Tess 1,2; Tt 1,2; 1Pt 1,2; 2Pt 1,2, 2Gv 3; Ap 1,4. Forse il loro ordinecostante (prima grazia, poi pace) dice che la grazia è causa della pace (Morris, 51): grazia è la salvezzadonata, pace la salvezza accolta.* V. 2. a) Nelle lettere paoline, la prima parola dopo l’indirizzo e il saluto è, di norma, “io rendo grazie”.La novità sta qui nella prima plurale: rendiamo grazie. b) Il ringraziamento deriva sempre da un ricordare, daun riportare al cuore. c) È importante rilevare che oggetto del ringraziamento è Dio, non i tessalonicesi; inaltri termini, ringraziare Dio è il modo giusto per ricevere la chàris (grazia) e la eirène (pace) che vengonoappunto da Dio e perciò è un ringraziare gli uomini come meglio non si potrebbe. d) Ringraziare Dio è unavirtù del cristiano, non ringraziarlo è un vizio del pagano (Rom 1,21); cristiano una persona che ringraziaDio.* V. 3. È la prima volta che le tre virtù teologali vengono associate. Dire cristiano è lo stesso che direuomo di fede, carità e speranza, le quali – tutte e tre insieme - corrispondono al termine ebraico “giustizia”quale componente essenziale dell’alleanza (cfr. Trimaille, 188). Alla lettera: la “opera della vostra fede e lafatica della vostra carità e la fermezza della vostra speranza”. Interpreto i tre genitivi come genitivisoggettivi: l’opera che è la vostra fede ecc. Si tenga presente che nei vangeli non compaiono mai le tre virtùassociate tra loro, è del tutto assente il termine “speranza” e il verbo “sperare” ricorre solo cinque volte; se ne“può evincere che probabilmente la trattazione unitaria della fede, della speranza e della carità sia stata operadi Paolo stesso” (Manzi, 1052).* V. 4. Cristiano un fratello amato da Dio (l’espressione è presente anche in 2Tess 2,13).* V. 5. Gli evangelizzatori sono come strumenti che lo Spirito santo rende adatti, in tutto e per tutto, asvolgere il loro compito di annunciare “l’unico nome al mondo dato agli uomini, nel quale dobbiamo esseresalvati” (At 4,12).*V. 6. Anche i tessalonicesi si sono lasciati “fare”, cioè guidare dallo Spirito: imitando i loroevangelizzatori, finiscono con l’imitare il Signore Gesù. In particolare, hanno accolto la parola con gioia (cfr.Mt 13,20; Lc 8,13), nonostante le prove o tribolazioni.* Vv. 7-8. Imitati da altri, i cristiani di Tessalonica diventano a loro volta modello; e così il vangelorimbalza, risuona (si tratta di una vera e propria preghiera di risonanza), riecheggia dappertutto. Mi sembrache il verbo italiano “riecheggia” (stessa radice di “eco”, di “cat-ech-esi”), - presente nella traduzione CEIdel 1984 e sostituito, ahimè, dalla nuova del 2008 con “risuona” - abbia il pregio di conservare l’assonanzacon il verbo greco exèchetai: “i tessalonicesi sono stati come la parete rocciosa che rimanda la parola di Dioabbattutasi [si ricordino le persecuzioni cui i cristiani di Tessalonica sono stati sottoposti: v. 6] contro diessa” (Trimaille, 191).* Vv. 9-10. Cristiano: a) un uomo che serve il Dio vivo e vero; b) un uomo che attende dai cieli il suoFiglio Gesù. Si noti l’espressione Gesù che ci libera dall’ira che viene: troviamo lo stesso verbo (ryomai)nella redazione matteana del Padre Nostro; ma qui – novità assoluta – si afferma che il liberatore ( redentore, salvatore) è (anche) Gesù, e non (solo) il Padre.3

B) MEDITATIOAssumiamo come filo conduttore della lectio il titolo, chiedendoci: che cosa deve fare, o meglio, su qualivalori deve puntare una comunità cristiana come quella parrocchiale per esprimere e nutrire laconsapevolezza di affondare le proprie radici nel vangelo di Gesù?1. Una comunità nata dal vangelo punta all’essenziale, al fondamento, a ciò che è comune ai credentiin Cristo. Nel nostro caso, i tre (Paolo, Silvano e Timoteo) sono cristiani e per ciò stesso evangelizzatori. Ilresto (che Paolo sia evangelizzatore in forza di una chiamata specialissima da parte del Risorto sulla via diDamasco; che gli altri due, invece, no) è relativo, subordinato, derivato. Di conseguenza, in una comunitàche voglia essere veramente cristiana deve regnare una fondamentale uguaglianza. Per questa prima lettera diPaolo si può veramente parlare di “egualitarismo” in senso accentuato.* In parrocchia ci stimiamo per chi siamo o per quello che facciamo? Per ciò che Dio – Padre e Gesù eSpirito santo – fa per noi, o per quanto noi facciamo per lui o per noi stessi o per gli altri? È ovvio checiascuno di questi aspetti non esclude gli altri: ma il problema è dove cade l’accento. L’uguaglianza di cuis’è detto relativizza ogni altra distinzione (preti, laici, religiosi; sposati, singles; bambini, giovani, adulti,anziani, membri del Consiglio pastorale, non membri di esso,.) o l’assolutizza? In un tempo come il nostroin cui la non specializzazione è considerata quasi segno di anormalità, noi cristiani abbiamo il coraggio disostenere che nessuna specializzazione potrà mai mettere in ombra il fatto che ogni persona umana è figlio diDio. Per me, ogni persona è ugualmente importante?2. Una comunità nata dal vangelo mette al centro Gesù. Il Signore, ormai, è lui! Non che il Padre abbiacessato di esserlo o che lo Spirito santo non lo sia più; ma dall’Incarnazione Dio lo si accoglie accogliendoGesù, lo si raggiunge raggiungendo Gesù, se ne fa memoria facendo memoria di Gesù, lo si segue seguendoGesù, lo si attende attendendo Gesù. Lui, il Dio fatto uomo, è il crocevia di tutte le fedi, il punto d’incontrodi ogni religione, la meta di qualsiasi aspirazione. Il suo volto di uomo rivela il Padre e lo Spirito, che sonoDio ma non hanno un volto umano. Ruggenini (Il Dio assente, Mondadori, Milano 1997, p. 209) ha potutoscrivere della “verità finita dell’incarnazione, vale a dire la necessità per Dio di essere soltanto un Dio finito,dal momento in cui decide di rivelarsi a esistenze finite”.* Qual è lo stato della mia conoscenza di Gesù? E quello della mia amicizia con lui: buono, discreto,sufficiente, scarso? Un malinteso dialogo interreligioso mi induce forse, se non a rinunciare alla mia fede inCristo, quanto meno a metterla in parentesi? L’eventuale scoperta di altri “mondi” nell’universo può forseproblematizzare la verità di fede della creazione di tutti e tutto in Cristo (Col 1,15-17), della unicità dellaredenzione attuata da Cristo (At 4,12 ecc.), del giudizio finale ad opera di Cristo (Mt 25)?3. Una comunità nata dal vangelo ringrazia continuamente Dio per i fratelli di fede. Dire grazie a Dioed essere cristiani sono due facce della stessa medaglia; dire grazie a Dio ed essere Chiesa che è in DioPadre e nel Signore Gesù Cristo sono l’identica realtà. Quando c’è da ringraziare qualcuno, Dio è sempre dimezzo, deve essere sempre tirato in ballo, va sempre ringraziato, perché egli è sempre il primo a voler beneanche a fondo perso.* Il grazie mi fiorisce spesso e volentieri sulle labbra o lo mugolo a fatica tra i denti? Il verbo eucharistèin ( ringraziare) è tanto importante da essere diventato un termine tecnico del sacrificio di Gesù ripresentato nellaMessa. So fare di ogni cosa, in qualunque circostanza e per qualsiasi persona un’eucaristia a Dio , oppuresono in grado di celebrarla a puntino nel rito liturgico e a stento capace di vivacchiarla nell’esistenzaquotidiana? La mia parrocchia potrebbe essere con verità definita una comunità in cui tutti dicono grazie aDio? Di che parrocchia sei? Risposta: di quella parrocchia dove ognuno ringrazia Dio per il bene fatto daglialtri fratelli di fede.4. Una comunità nata dal vangelo vive di fede, di carità e di speranza. Si ricordi che Paolo parla diopera della fede (la prima cosa da fare è . non fare niente ma lasciar fare a Dio), fatica della carità (unamore facile non è un vero amore, in ogni caso non è l’amore di un discepolo di Gesù: cfr. Mt 5,46-47; Gal5,6; sul senso pregnante di questa traduzione si veda Penna, “La carità edifica”., 576-578), di pazienza ofermezza della speranza (una speranza irrequieta, agitata, scalpitante non è speranza cristiana).* La mia fede è tale da porsi per sé stessa come modalità concreta di annuncio del vangelo? La mia caritàvive consapevolmente le sue fatiche? La mia speranza tiene duro o va e viene, c’è e non c’è?4

5. Una comunità nata dal vangelo è mimetica, avanza per imitazione. Ciascuno segue Gesù così davicino (cfr. per antitesi Mt 26,58; Lc 23,49) che chiunque altro, imitando lui, finisce con l’imitare Gesù.Attenzione, il discorso va preso con le pinze: Paolo non ha dubbi sul dovere di copiare Gesù senza alcunamediazione (Gv 21,19.22: “Tu segui me!”), ma vuole marcare sia il dovere - per chi annuncia Gesù – divivere come lui, sia la forza persuasiva di chi si comporta così (se riesce lui, posso farcela anch’io!). Ineffetti, Paolo, Silvano e Timoteo persuadono i tessalonicesi a imitare Gesù; i tessalonicesi persuadono quellidell’Acaia e della Macedonia; costoro persuadono altri, e così via. Si forma una vera e propria catenamimetica, cui si aggiungono nuovi anelli, e altri ancora, tendenzialmente all’infinito: un vero e propriodinamismo di evangelizzazione “per contagio” (Martini, Alzati, va’ a Ninive., Centro Ambrosiano, Milano1991, p. 9). Evangelizzati da Cristo, ci si fa evangelizzatori. Questi diventano typos, cioè persone checolpiscono, marchiano, perché si sono lasciate colpire-marchiare-sigillare-coniare da Gesù (cfr. ad esempioFil 3,12 [“Sono stato conquistato da Cristo Gesù”] e Gal 2,20 [“Non vivo più io, ma Cristo vive in me”]: daquel Cristo che è l’ archétypos, il sigillo del Padre (Eb 1,3), in quanto interamente coniato-scolpito-sigillatomarchiato dal Padre. Interessante è notare che la comunità come tale, non tanto i suoi membri isolatamenteconsiderati, risulta typos (infatti è usato il singolare, non il plurale): una testimonianza comunitaria è moltopiù evangelica e convincente.* Ebbene, a questa catena che giunge ininterrotta fino a me io aggiungo il mio anello o, non sapendo chefarne, me la palleggio tra le mani?6. Una comunità nata dal vangelo è davvero tale quando i suoi membri sono gioiosi, pur in mezzo agrandi prove. Contenti, gioiosi: non spensierati, infantilmente ingenui, stupidamente allegri. Ovvio che lagioia non possa venire dalla sofferenza (masochismo), né dalla sola forza di volontà (volontarismo), ma è undono mirato dello Spirito a chi annuncia Gesù (Gv 16,23): l’evangelizzatore ha ipso facto la grazia di viverenella gioia; e dunque, per converso, chi non vive nella gioia non è evangelizzatore, non riesce ad annunciareGesù.* La mia faccia è spesso “da funerale” o “da cane da guardia”? In chi incontrasse per la prima volta la miacomunità parrocchiale potrebbe forse sorgere il dubbio di avere a che fare con un’agenzia funebre o con untribunale implacabile? Ma lasciamo stare la parrocchia: la mia famiglia, a che cosa assomiglia? E lasciamostare la famiglia: io, che immagine do di me stesso agli altri?7. Una comunità nata dal vangelo serve Dio e attende Gesù. Dove i due termini sono sinonimi, incorrispondenza biunivoca: servire Dio è attendere

Lectio divina della 1ª Lettera ai Tessalonicesi Introduzione 1. L’inizio. “Inizio del Nuovo Testamento”: questo potrebbe essere il titolo della Prima lettera di Paolo ai Tessalonicesi, dal momento che essa è il primo testo giunto dalla Chiesa primitiva, lo scritto completo più antico del NT.

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